Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 12

E’ mercoledì pomeriggio (30 Luglio) e sotto la pioggerellina fredda e fine di Londra cominciamo a sentire i morsi della fame. Effettivamente è dalla mattina presto che non mangiamo.
Ci dirigiamo verso la fermata del metrò, compriamo i biglietti e scendiamo a Oxford Circus. Ci guardiamo intorno alla ricerca di un locale dove poter mangiare qualcosa spendendo poco.
Sandwich, panini, pizze…costa tutto così tanto e non sembra nemmeno così allettante…Decidiamo per un pezzo di pizza al taglio con patate.
“Vai, ordina tu”
“Ok” non discuto nemmeno. “Mi scusi potremmo avere due pezzi di pizza con le patate?”
“Non abbiamo pizza con le patate” risponde freddo il pizzaiolo senza nemmeno alzare lo sguardo.
“Cosa ha detto? Cosa ha detto?” Elena chiede insistentemente.
La guardo, in silenzio, gli occhi leggermente strabuzzati e la bocca chiusa in una espressione dubbiosa.
“Ma… a dir la verità mi sembra di aver capito che non ha la pizza con le patate…” rispondo
“Ma figurati! Scusa e quella cos’è?? Ci vuole prendere in giro? Non vuole servirci perché ha capito che siamo straniere?” Elena è abbastaza alterata. “Richiediglielo!”
Mi rigiro verso il pizzaiolo cercando di attirare la sua attenzione.
“Mi scusi?…. Mi scusi?”
“Mmmm”
“Mi scusi??!!” insisto perché vorrei i suoi occhi nei miei, magari riesco a capire il perché non vuole servirci.
Finalmente e, aggiungo, molto stancamente, mi guarda.
“Yes??!!”
Soddisfatta proseguo “Vorrei quei due pezzi di pizza con le patate”
“Ho già detto che non abbiamo pizza con le patate!” risponde in modo sgarbato mentre cerca di ritornare al suo lavoro. Ma questa volta non gli lascio tregua e continuo:
“E allora quella che cos’è? Perché non ci vuole servire?” ho anche incrociato le braccia in segno di sfida. Voglio proprio vedere se adesso ha il coraggio di rispondere!
“Quella, cara turista, è pizza con ananas! Non sono patate! Come ho già detto, non abbiamo pizza con le patate!” i suoi occhi rimangono incollati ai miei, il suo sguardo si trasforma da stanco a disturbato. Il mio invece passa dalla sfida alla vergogna in pochi nanosecondi.
“E’ ananas….” Riferisco a Elena senza guardarla. Pur sentendomi in palese inferiorità, cerco comunque di sostenere lo sguardo del ragazzo.
“Ananas??!! Ma figurati!! Ma scherzi?? Ananas? Sulla pizza? Sei seria? Hanno messo l’ananas sulla pizza??…”
“Shhh stai calma, altrimenti non ci serve nemmeno quella!”
“Mi rifiuto di mangiare la pizza all’ananas!”
Ha ragione…No no no, lasciamo perdere! La nostra radice profondamente italiana ci impedisce di prendere in considerazione una pizza all’ananas.
Prendiamo un panino pomodoro e mozzarella (che di mozzarella sa ben poco), senza farci troppe domande. E senza fare a lui troppe domande, altrimenti ci fa scortare fuori da qualche poliziotto di passaggio!
Dobbiamo stare attente ai soldi perché li abbiamo contati. O meglio: mia mamma me li ha dati contati! Ha fatto qualche ricerca, e ha calcolato esattamente quanto costavano vitto, alloggio, scuola e poco altro. E ha comunicato la stessa cifra ai genitori di Elena.
Così ci ritroviamo con gli stessi soldi (pochi), che per ora sono sotto forma di traveller cheques . Quindi dobbiamo trovare una banca o un ufficio di cambio per scambiarli.




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Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 11

Che sollievo! Dopo la doccia siamo rinate! Di umore più che sollevato facciamo di corsa le scale per cominciare la nostra esplorazione in giro per la città. La nostra invisibilità tra i ragazzi dell’ostello è impressionante, tuttavia decidiamo di non dare molta importanza alla cosa.
Appena arriviamo alla porta di uscita abbiamo la prima lezione di vita sul cambiamento repentino del meteo in Inghilterra. Sta diluviando.
“Nooooo! E adesso?” il tono di voce di Elena è quasi buffo. La guardo un momento mentre, con le braccia a penzoloni e le spalle curvate in avanti, ha la classica postura di una bambina delusa davanti al Luna Park chiuso.
“Eh, adesso, niente. Torniamo in camera, sostituiamo i pantaloncini corti con i jeans, la canotierina con la maglietta a maniche lunghe e ripartiamo!”.
Torniamo in camera a prendere il K-Way sperando che la pioggia si attenui. Ma non ne vuole sapere.
“Se usciamo adesso, il K-Way non basta. Nel giro di due minuti siamo bagnate spolte.”
“Sembra il diluvio universale! Guarda la strada!”.
Rigagnoli di acqua corrono velocissimi lungo la collina dove ci troviamo. A dir la verità i rigagnoli si stanno trasformando in qualcosa di più serio…
“E’ inutile” dico “stare attaccate alla finestra sperando che smetta.”
Decidiamo quindi intanto di perlustrare l’interno dell’Ostello per capire dove si trova l’area colazione e la cucina in cui gli ospiti possono preparare qualche pasto veloce.
Intanto, dal telefono pubblico all’interno dell’Ostello (non andavano ancora di moda i cellulari), chiamiamo anche i nostri genitori per informarli che siamo arrivate e ci siamo sistemate.
Purtroppo mia mamma non sta meglio e questo mi demoralizza molto. Lei cerca di consolarmi e di rassicurarmi, ma il pensiero mi tormenta continuamente. Sentire la sua voce mi ha sollevato da un verso e abbattuto dall’altro.
Mentre ascolto la telefonata di Elena con sua madre, noto l’infinità di dettagli che si riescono a dire. Impressionante. C’è sempre stata questa differenza tra me e lei. Le mie telefonate con i miei durano 1 o 2 minuti al massimo. Le sue, almeno 10 minuti.
Esaurite le chiacchiere con i rispettivi genitori, ci sediamo sui divanetti dell’ingresso ad aspettare. Siamo quasi ipnotizzate dal rumore sordo e continuo della pioggia che batte sulle finestre e sul tetto. La stanchezza prende quasi il sopravvento. Mi impongo di non addormentarmi. Passano lentamente alcune decine di minuti e da una finestra intravediamo che la pioggia si è calmata e finalmente possiamo uscire.
Continuiamo a notare che questo posto è pieno di bei ragazzi! E continuiamo a pensare: “Peccato che nessuno si accorga di noi!”. Ed essendo troppo timide per avvicinarli, sospirando usciamo.


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Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 10

Arrivate alla reception ci annunciamo e confermiamo alla ragazza che abbiamo una prenotazione a mio nome per due notti.
La ragazza controlla il registro, poi ci guarda negli occhi: lei leggermente perplessa, noi apatiche.  Di nuovo abbassa lo sguardo e  verifica le informazioni sul registro. Infine punta su di noi i suoi occhi dispiaciuti. Dispiacere che leggiamo anche nell’espressione della sua bocca un po’ arricciata e con gli angoli abbassati.
Oddio… non voglio crederci! No, non dirmi che non siamo sulla sua lista! Non dirmi che ho fatto tutta questa strada per niente e che adesso mi tocca scendere di nuovo questa scala, questa collina e la scala del metrò per cercare un altro ostello! Non dirmi che ho una vescica grande come il palmo della mia mano per niente! Non dirmi nemmeno che sto sudando acido da ore e non ho nemmeno la possibilità di lavarmi! Non dirmelo e basta!
Non so se è stato per merito del nostro sguardo da prede in gabbia, o se per la sua buona volontà, ma riabbassa lo sguardo senza dire niente.
Quando alza la testa per la seconda volta, ha un lievissimo e quasi impercettibile sorriso sul viso. O è solo la nostra speranza? No, dai, è un sorriso. Deve esserlo!
Voglio crederci! Mi sento già meglio.
Ci comunica che probabilmente per un errore di trascrizione, i nostri nomi sono prenotati per due notti, ma solo a partire dal giorno dopo. Continua dicendo che se ci possiamo adattare, potrebbe trovare due letti disponibili per stasera in un’altra camera. L’indomani ci saremmo dovute trasferire nell’altra stanza.
Ancora prima di consultarci, con un semplice sguardo avevamo entrambe deciso che questa soluzione andava benissimo. Certo un po’ scomodo passare le prime tre notti dovendoci trasferire ogni mattina. Ma sempre meglio che cercare un altro Ostello con la valigia alla mano!
Ci sistemiamo in camera (dopo l’ennesima rampa di scale ovviamente), e cerchiamo il numero del nostro letto e dell’armadietto per infilarci la valigia. Per me è la prima volta in un Ostello, ma Elena è un’esperta avendo fatto l’interrail in giro per l’Europa. Infatti al check in ci è stato consegnato il documento con il numero del letto a noi assegnato. Ogni letto ha un suo armadietto con la possibilità di essere chiuso con un lucchetto, che però ti devi portare da casa. E, almeno in questo caso, ci sentiamo molto previdenti: ta-daan! Con un sorriso saccente mostriamo i nostri lucchetti a un invisibile compagno di stanza. Mi rendo subito conto che la camera è, infatti, deserta, quindi mi sento anche discretamente stupida a sventolare il pezzetto di metallo come se fosse un trofeo. Con un certo imbarazzo e uno schiarimento di voce, quindi, chiudo la mano sul freddo metallo, quasi a volerlo nascondere.
Apriamo la valigia e selezioniamo un cambio completo di vestiti e tutto l’occorrente per una doccia.
Chiudiamo il lucchetto per tenere al sicuro le nostre cose e cerchiamo il bagno per rinfrescarci. Fuori dalla nostra camera il viavai di persone è continuo. Sembra che la nostra sia l’unica camera a 6 posti letto occupata da sole due persone. Tutte le altre stanze hanno i letti occupati da vestiti e/o ragazzi e ragazze. Sembrano tutti amici: porte aperte, gente che entra ed esce da ogni camera, tante risate e tante chiacchiere.
Camminando lentamente e con un sorriso ebete stampato in faccia, guardiamo i ragazzi e partecipiamo passivamente ai loro dialoghi scherzosi, come se ci sentissimo parte del gruppo.
“Ma qui sono tutti amici!” Elena mi batte con il gomito sul fianco.
“Sembra di sì!” concordo.
“Ti dico subito che in un Ostello i ragazzi non restano più di qualche giorno perché poi riprendono il viaggio. Quindi, la mia conclusione è che qui ci si conosce e si prende confidenza subito. E se è così per loro, è così anche per noi! Vedrai che entro sera abbiamo già fatto amicizia e ceniamo con loro!” Elena è sicurissima e sottolinea il tutto con un cenno del capo.
Io continuo a guardarmi intorno cercando lo sguardo di qualche ragazzo o ragazza in modo da tentare un primo approccio. Ma, per ora, sembriamo invisibili. Nessuno ci degna della minima attenzione, anzi, molti attraversano il corridoio tagliandoci la strada o quasi scontrandosi con noi, come se non stessimo nemmeno passando.
“Va beh, siamo in condizioni pietose…Facciamo una doccia e dopo saremo presentabili e soprattutto profumate. Speriamo di non esserci giocate la prima impressione!”.



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Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 9

E infatti, arrivate davanti alla scala mobile che sale immobile per decine di metri, leggiamo il cartello “Out of order[1]”.
Accidenti, per non dire altro, questa non ci voleva proprio.
Ci guardiamo negli occhi un po’ demoralizzate e, rassegnate, cominciamo a salire i gradini trasportando la valigia che sembra già diventata più pesante. Tiriamo quella maniglia con tutta la forza che abbiamo e lo sforzo ci colorisce il viso di rosso. Lo zaino pesa sulle spalle e comincio già a sentire i tendini indolenziti.
Lo so che non devo guardare, ma sono sfinita e mi sfugge un’occhiata in alto… Ma quanti gradini sono?!? Arrivano fino in cielo??
Sudate e sfinite finalmente vediamo la luce dell’uscita, e arrivate in cima ci attende un bellissimo e caldo sole estivo accompagnato da una gradevole brezza.
La mia organizzatissima compagna di viaggio sfila dallo zaino il libro degli ostelli e Hotel del Regno Unito, e cerchiamo il nome del nostro sulla cartina allegata.
Ovviamente è il più sperduto! Se costa poco c’è sempre un motivo. E’ il più lontano dalla fermata della metropolitana.
Beh ormai siamo già sudate, quindi ci mettiamo di buona lena a tirare le nostre valigie per le vie di Whitechapel.
Il quartiere è davvero squallido, pieno di vicoli stretti e bui, lungo i quali sono ben visibili soltanto i rifiuti. Il colore che prevale negli edifici è il grigio. Le strade sono sporche e piene di gruppetti di ragazzi che guardano con insistenza le ragazze che passano. Sembra che non abbiano altro da fare. Ci sono pochissimi alberi e nessuna aiuola fiorita. Le mattonelle dei marciapiedi e delle piazzette sono lasciate in condizioni precarie: alcune mancano, alcune dondolano al passaggio e altre sono state tolte e appoggiate disordinatamente forse da qualche vandalo. Guardiamo attentamente dove mettiamo i piedi…ci manca solo una caviglia storta per aver messo il piede in una buca o su una mattonella traballante!
Alcune insegne penzolano su un unico cardine che ancora resiste alla forza di gravità e altre, pur essendo saldamente ancorate al muro, sono talmente datate che il nome del locale si legge a stento dopo un’attenta osservazione..
Oltrepassiamo una specie di mercato all’aperto con alcuni banchi di alimentari e altri di indumenti. Guardando la frutta e la verdura esposta ci chiediamo chi possa azzardarsi a comperarla dato che la freschezza è solo un vago ricordo. Per non parlare delle spezie (riconosco mazzetti di prezzemolo e rosmarino) sdraiate per terra tra mozziconi di sigaretta e acqua piovana stagnante, a causa della mancanza di spazio sul banco.
La sensazione è di decadenza e abbandono. L’odore di rifiuti è persistente e penetra acre nelle narici. Stiamo attente a non toccare nulla e a camminare driblando le pozzanghere di acqua e altri indescrivibili liquindi marcescenti.
Sempre per non farci mancare niente, l’Ostello si trova pure in cima a una collinetta. A dire la verità non è proprio una collinetta. E’ piuttosto un piccolo dislivello…ma comunque in salita! E a questo punto della camminata, con una valigia pesante alla mano e uno zaino che ora sembra insostenibile, anche un piccolo dislivello appare come un’altissima moltagna!
Il sole del primo pomeriggio è limpido come non mai nel cielo di Londra.
“Solo che non ci venga un’insolazione!” dico con un filo di voce a Elena.
“No, dai. L’insolazione no!” ride lei.
“Mi sembra di avere un uomo di 100 kg aggrappato alle spalle!”
“Io non mi sento più le mani….”
Siamo sudate e stanchissime quando arriviamo ai piedi della piccola collina. Manca poco ormai, circa 200 mt, quando mi arriva chiaro e deciso un forte segnale di dolore dalla mano che tira la valigia.
Ma perché non ho pensato di mettere un fazzolettino tra la mano e la maniglia?? Forse avrei evitato questa enorme …vescica!
Mentre mi riposo un minuto e controllo indispettita la mia mano, noto che anche Elena si sta massaggiando le mani. Alza il suo palmo aperto e  capisco che la maledizione della vescica ha colpito anche lei, purtroppo.
Mi guarda con un’aria rassegnata scuotendo la testa mentre a mia volta le mostro la mia grossa e rossa vescica.
“Anche tu?” le chiedo.
“Certo! Non vedo l’ora di arrivare, appoggiare la valigia e fare una doccia! Dopo, Londra, mi sembrerà sicuramente un posto migliore!” mi dice lei con una inflessione di rabbia e fastidio nella voce.
Gli ultimi metri prima di arrivare sono davvero duri. Non ne possiamo più.
Ma appena arriviamo davanti all’Ostello ci attende un’altra brutta sorpresa: la reception è al primo piano e ovviamente non ci sono né scale mobili, né ascensore.
Controlliamo se è possibile lasciare la valigia al piano terra per poi prenderla dopo il check in, ma il via vai di ragazzi ci fa presto cambiare idea. Ci manca solo che ci rubino la valigia il primo giorno!
Non possiamo neppure dividerci e lasciare che una sola di noi faccia check in, perché la receptionist vorrà sicuramente vederci entrambe per confrontare le foto sui documenti e farci firmare i moduli di accettazione.
Quindi, dopo alcune silenziose imprecazioni e profondi respiri, ci facciamo coraggio e saliamo con molta fatica e molto lentamente la rampa di scale per il primo piano.
Ormai non so più come tenere la valigia. Provo a tirarla usando solo i polpastrelli, perché l’incavo di entrambe le mani mi fa un male terribile. Ma la pesantezza della valigia mi fa quasi lasciare la presa.
Con uno scatto di forza improvvisa, subito prima che mi scivoli, afferro di nuovo la maniglia. Il cuore mi batte fortissimo perché ho già visto la scena nella mia mente: la valigia che scivola e si scaraventa su Elena che, inconsapevole, sta salendo le scale dopo di me. Meno male che sono riuscita ad evitare il disastro; cerco di ricompormi senza svelare i miei pensieri. Ma appena l’adrenalina passa, il dolore alla mano mi arriva al cervello con una forza incredibile.
“Cominciamo bene!”. Ma non l’avevo già detto in aereo? Speriamo che la sfortuna concluda qui le sue angherie!
E, di nuovo mi ritrovo a dire: purtroppo era solo l’inizio…


[1]           Fuori servizio.



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Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 8

4.
Prima sistemazione
Come già anticipato, il viaggio Bologna – Gatwick  dura 8 ore, compreso lo scalo di 6 ore in Belgio!
Ma due ragazze giovani ed eccitate per la vacanza, mascherata da “studio”, non si lasciano certo demoralizzare da una innocua attesa di 6 ore!
Sì, ovviamente un volo diretto sarebbe stato molto molto meglio. Infatti siamo impazienti di arrivare e cominciare subito a guardarci intorno. Sentiamo di sprecare tempo prezioso mentre camminiamo avanti e indietro per l’aeroporto belga.
Tuttavia  mi ripeto che avremo tutto il tempo per goderci Londra, la gente, i ragazzi, i negozi, Piccadilly Circus e  Soho, Portobello e il London Bridge, per poi concludere degnamente con la nostra vera vacanza in Scozia… Non sto più nella pelle!
Facciamo qualche foto cercando di sembrare (come penso abbiano fatto tutte)  più “gnocche” di quello che siamo in realtà, entriamo nei negozi e curiosiamo in giro, chiacchieriamo e commentiamo ogni persona o coppia che passa, chiedendoci se saranno sul volo con noi, o se hanno un fidanzato o fidanzata a aspettarli, o se sono amanti, magari partiti di nascosto per un week end in una capitale europea…
Ed ecco che finalmente annunciano il nostro volo. Questa volta ci precipitiamo al cancello e siamo le prime a consegnare le carte di imbarco alle assistenti di terra.
Dopo un altro breve volo in compagnia delle nostre bottigliette d’acqua e biscotti, intravediamo la costa inglese!
Atterraggio e … Londra!!
Ci dirigiamo verso la metropolitana per poter raggiungere il centro della città. Salire e scendere scale e vagoni del metrò con la valigia rigida e lo zaino sulle spalle, non è una cosa affatto semplice!
Controlliamo la tratta migliore per arrivare al quartiere di Whitechapel, dove è situato l’ostello che ci ospiterà per due notti.
Questo dettaglio fa parte del piano risparmiatore di mia mamma, la quale aveva sapientemente calcolato che costava meno farci dormire in un Ostello aspettando che il residence si liberasse, piuttosto che prendere un volo di linea (quindi non low cost) che partiva due giorni dopo.
Ma noi eravamo ben contente di avere due giorni extra da passare in una città straniera, piena di vita e gente da conoscere! Quindi non ci siamo mimimamente sognate di contraddirla!
Inoltre Elena, avendo già fatto un viaggio in Europa in inter-rail, mi aveva parlato benissimo degli Ostelli del nord, dove si conoscono tanti giovani, ci si scambiano gli indirizzi e, con molta facilità, si diventa “amici”.
Avremmo impiegato questi due giorni per ambientarci e per scegliere la scuola d’inglese e l’orario migliore per la frequenza. Poi con calma ci saremmo trasferite nel residence a Kensington (a Kensington! Ma vi rendete conto???) prenotato da un amico inglese, e avremmo iniziato la nostra vacanza-studio nel vero senso della parola.
Lo scopo principale del nostro viaggio a Londra (cioè quello che ci ha permesso di convincere i nostri genitori a partire!) è infatti di preparare l’esame di inglese del secondo anno di Università.
Il nostro progetto prevede: frequentare per due settimane una scuola di inglese per migliorare il nostro vocabolario e la pronuncia e allo stesso tempo studiare il libro dell’esame per poterci presentare al meglio.
Mentre il metrò ci porta a destinazione, fantastichiamo sui prossimi giorni: “Io direi di prenotare due o tre ore di lezione, tipo dalle 10 alle 13. così possiamo anche fare tardi alla sera. Poi ci fermiamo a mangiare qualcosa in giro, e dopo andiamo in un parco a prendere il sole (se c’è) mentre studiamo il libro. Poi nel tardo pomeriggio torniamo al residence, ci prepariamo e usciamo per la bella vita!” dico a Elena entusiasta.
Lei mi guarda con un sorriso raggiante e gli occhi pieni di esaltante aspettativa.
“Sì sì, ovvio che prima delle 10 non se ne parla di andare a scuola! Se no ci tocca pure andare a letto presto anche qui a Londra!” risponde lei.
Il microfono pronuncia una parola incomprensibile, ma leggendo il nome della fermata sui muri della stazione, capisco che siamo arrivati a Whitechapel.
Scendiamo dal metrò alla meglio, e ci dirigiamo verso le scale mobili che portano all’uscita. Notiamo un po’ allarmate che tutti si dirigono verso le scale normali, non mobili.
No, non mi dire che non funzionano!

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 7

Pubblicazione del 06 Maggio 2013

La valigia è in macchina, lo zaino è appoggiato ai miei piedi. Mi allaccio la cintura e mi avvio in macchina con mio papà a prendere Elena, e insieme andremo all’aeroporto di Bologna.
Appena lei sale in macchina, eccitata per l’imminente partenza, la guardo e le dico piano: “Non crederai mai a cosa mi è successo ieri sera”.
Lei è molto curiosa, cerca di fare qualche domanda ma voglio aspettare di essere da sola con lei per parlare più liberamente. Mi interroga con gli occhi tentando di capire, ma il mio mezzo sorriso deciso le fa capire che non uscirà nessuna parola in proposito.
Il viaggio si esaurisce con le solite chiacchiere leggere che possono caratterizzare due ventenni (femmine), mentre mio padre, perso nei suoi pensieri, non proferisce parola.
Arrivate in aeroporto, facciamo check in, controlliamo che il volo non abbia inconvenienti, salutiamo mio padre e ci avviamo verso i cancelli per la partenza.
Passiamo senza problemi il controllo passaporti e bagaglio. Cerchiamo il nostro Gate, che non riporta come destinazione Londra, ma Bruxelles. Questo perché il volo diretto per Londra era più costoso e mia mamma ha pensato bene di farci fare scalo a Bruxelles…in conclusione: per andare a Londra impiegheremo 8 ore!!
Un ultimo controllo: perfetto! L’aereo sembra in orario. Almeno quello!
Ci sediamo nelle poltroncine in prossimità del nostro gate e comincio a raccontare cosa è successo la sera prima.“Non so se sai che la R. aveva visto F. alla fiera a Nonantola con un’altra…” comincio io.
“Eh sì, l’ho saputo dopo che ha parlato con te. Mi ha detto di aver fatto una gaffe, ma che forse non te ne eri accorta perché il discorso è stato sviato” mi interrompe Elena, che a questo punto comincia a capire come si è conclusa la serata.
Termino il racconto con la grande rivelazione del mio geniale ex, per finire con risate incontrollabili da parte di entrambe. Distrattamente controllo l’orario. Mmmm…strano ormai dovrebbero imbarcare… mancano solo 15 minuti alla partenza. Mentre Elena commenta il mio racconto, con un mezzo sorriso alzo lo sguardo al tabellone informativo appeso sopra il Gate e….. ISTANBUL?????? Pronto?? Ma cosa succede? Mi alzo di scatto in preda al panico! Elena si alza due nanosecondi dopo di me chiedendo: “Cosa c’è?? Cosa c’è??”.
La guardo e nella moltitudine di pensieri che mi attraversano la testa, non riesco nemmeno a parlare.
“Hanno spostato il Gate! Troviamo il nostro perché stanno imbarcando! SUBITO!”.
Raccogliamo gli zaini e ci avviamo verso il tabellone generale per scoprire dove dirigerci. Nel frattempo sentiamo il classico motivetto musicale che precede l’annuncio: “Ultima chiamata per il volo…”.
NOOOO, la chiamata per microfono NOOOOO!!!!! Che vergogna! Appena sentiamo il numero del Gate ci affrettiamo senza perdere un secondo di più. Arriviamo, trafelate, al cancello di imbarco. Proviamo a stamparci in faccia un sorriso educato e ingenuo (che si rivela tuttavia di puro imbarazzo) ma l’assistente di terra ci strappa quasi la carta d’imbarco dalle mani e ci liquida con uno sbuffo inequivocabile. Ci guardiamo pensando entrambe: “Che figura….!”
Attraversiamo il cancello e saliamo sull’autobus che ci porterà ai piedi dell’aereo.
Ed eccoci a bordo a chiedermi se quello che è successo è l’inizio di un viaggio sfortunato, o se è solamente un episodio isolato. A questo punto l’episodio non è più soltanto uno…ma…cerchiamo di essere ottimisti!
Guardo la simpatica hostess e annuendo penso: “Sì, sicuramente appena atterriamo ci lasciamo tutto alle spalle e passeremo 3 settimane di incredibile divertimento e folle mondanità londinese”.
Come mi sbagliavo…

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 6

3.
Partenza (tentativo numero 2)… Ce la faremo?
E finalmente arriva il giorno della partenza.
Mi sveglio ancor prima del suono fastidioso e penetrante della mia bellissima sveglia rossa a forma di sfera spezzata che ho preso in un precedente viaggio a Hong Kong. A dir la verità penso di essermi svegliata ogni ora durante la notte, aprendo gli occhi di scatto e pensando: “Oddio! Che ora è????!!”.
Mi preparo in fretta anche se so benissimo di essere in anticipo, e mi guardo intorno per verificare di non aver dimenticato nulla. E un sorriso si disegna sulla mia bocca al pensiero di mia nonna Lina che sicuramente al telefono mi domanderà: “Hai preso tutto? Non hai dimenticato niente?”. E la mia solita risposta sarà: “Ma certo! Ho preso tutto!”, quando invece penserò, come ogni volta: “Se sapessi di aver dimenticato qualcosa, lo metterei prontamente in valigia, no?”.
Guardo a malincuore il mio cuscino, appoggiato ordinatamente sul letto. Sembra sciocco ma, in silenzio, lo saluto e lo rassicuro che ci vedremo al mio rientro. Il problema è sicuramente mio, ma…ho bisogno del mio cuscino per dormire! Ne ho provati tanti ma il mio cuscino è l’unico perfettamente morbido, perfettamente imbottito e perfettamente perfetto! Quindi so già che nelle prossime tre settimane lo rimpiangerò amaramente, ma come faccio? Non posso portarlo…occupa troppo spazio. A dire il vero ho provato a schiacciarlo, rimpicciolirlo, spremerlo…ho anche “fatto finta di non sapere” di averlo messo in valigia e ho quindi provato a chiuderla sedendomici sopra ma…niente. Mi sono dovuta arrendere all’evidenza.
Va bene, basta amareggiarsi. Non serve. E’ meglio pensare al viaggio che sta per cominciare e a quanto avremo da raccontare al rientro. Le nostre amiche ci hanno già manifestato tutta la loro invidia (spero buona) per l’occasione che abbiamo saputo prendere al volo. E noi non vediamo l’ora di avere conferme!
Scendo le scale serena e speranzosa. Non mi attraversa nemmeno il pensiero della serata di ieri. Sorrido eccitata e lascio ondeggiare la mia coda di cavallo, bionda e lunghissima, ad ogni saltello sui gradini che portano al piano di sotto. Poi mi ricordo che mia mamma è a letto che cerca di estraniarsi dal suo corpo per sentire meno dolore. Risalgo le scale, due gradini alla volta, presa dal senso di colpa per averla dimenticata anche solo se per un minuto. Apro la porta della sua camera e la saluto. Lei è stesa con gli occhi chiusi e si “culla” rotolandosi appena sulla schiena. Cerca di tranquillizzarmi. Mi dice che starà meglio presto e mi augura buon viaggio. E’ molto sofferente e si vede chiaramente anche nella penombra della stanza da letto.
Cerco di trattenere le lacrime, ma, veder soffrire la tua mamma è davvero angosciante. Sapere di non poter fare assolutamente niente. Ti senti impotente e arrabbiata; vuoi credere che all’improvviso stia meglio ma sai che non sarà così. Il suo viso è contratto, gli occhi sono chiusi e con una mano si massaggia la gamba. Sto troppo male… e una lenta e silenziosa gocciolina trova il modo si liberarsi delle palpebre per scendere lungo la guancia. La bacio e la abbraccio assicurandole che la chiamerò presto per dirle che siamo arrivate e per sentire se ci sono miglioramenti. Capisco che è arrivato il momento di lasciarla sola perché non ha più la forza o la voglia o il fiato per parlarmi ancora.
Scendo di nuovo le scale, stavolta con lo sguardo basso, spalle ricurve, passi lenti e scoraggiati. La coda di cavallo a malapena si muove. Adesso mi spiace partire. Non vorrei lasciarla, vorrei essere sicura che starà bene… ma so anche che mio padre si prenderà cura di lei e farà tutto il possibile per farla stare meglio.

Devo andare. Mi devo convincere che tutto si risolverà e devo andare. Ultimo controllo: marsupio, biglietti, passaporto, traveller cheques (piccola anticipazione…anzi no! Non anticipo nulla!), occhiali da sole…dai, ho tutto! Via!

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 5

…..ecco la rivelazione…

“Beh sì è vero! Sono andato via con un’altra ragazza! Ti ho messo le corna perché così se tu a Londra mi tradisci con un altro, almeno siamo pari!” conclude lui con una calma incomprensibile, come se fosse il ragionamento più razionale del mondo.
Questo sì che si chiama giocare d’anticipo!!
Sono rimasta a bocca aperta a guardarlo, completamente stupita. In pochi istanti mi sono vista proiettata in un ipotetico futuro matrimonio con lui che magari mi dice: “Beh sì, ho fatto un figlio con un’altra! Perché così se per caso tu mi tradisci e rimani incinta di un altro, almeno siamo pari!”.
Ma come ho fatto a rimanere insieme tanto tempo con una persona senza capire assolutamente niente di lui? Non può essersi rivelato solo all’ultimo momento. Sicuramente c’erano stati dei segnali che io non avevo colto. Anzi, che non avevo volutocogliere.
Di colpo mi sono sentita davvero molto stupida, e allo stesso tempo triste perché avevo capito (finalmente) che la nostra storia finiva in quel momento.
Le ultime parole sono le mie: “Bene, a questo punto penso che non ci vedremo al mio rientro”. Il mio tono è calmo e rassegnato. Non c’è nemmeno una traccia di rabbia nella mia voce. E’ normale? Non lo so proprio, so solo che la sorpresa delle sue parole mi ha bloccato. Come se si fosse alzato un muro di difesa che non lascia passare la minima emozione.
Ormai sono sfinita e non ho neppure la voglia di stare lì, davanti a lui, a litigare. Voglio solo andare a casa per non averlo più davanti agli occhi.
Sinceramente non ricordo se lui ha risposto o se si è semplicemente voltato per andarsene.
Per me è tutto finito con la mia frase conclusiva. Come se avessi fatto spazio sulla scrivania con il braccio per spostare e far cadere tutti gli oggetti posti davanti a me. Basta, fine.
Non mi sento sollevata, ma neanche distrutta.
Considerando che a vent’anni tutte le emozioni si vivono in modo molto intenso (esaltazione o depressione – non ci sono le vie di mezzo), l’ho presa abbastanza bene (infatti incredibilmente siamo tuttora amici).
Svuotata da ogni emozione, con lo sguardo perso nel vuoto in una apparente apatia, mi avvio verso casa.
Cammino senza rendermene conto, immersa nei pensieri di quello che è appena successo. Come se non stesse succedendo davvero a me.
Sono quasi incredula. Probabilmente mi serve tempo per elaborare la cosa, per arrabbiarmi, per piangere e per dimenticare.
Ma è come se avessi saltato le prime due fasi e stessi già dimenticando. Nella mia mente capisco che non sia del tutto normale, tuttavia decido di accantonare tutto.
“Mah…vedremo…per il momento pensiamo a chiudere la valigia e a partire per Londra” dico tra me e me, completamente ignara di ciò che stava per accaderci.
Se mi avessero detto cosa ci aspettava, non saremmo senz’altro partite. Avrei risparmiato in pastiglie anti-gastrite…ma… il lato negativo è che non avrei avuto una storia grottesca ed esilarante da raccontare!

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 4

Pubblicazione del 24/04/13



 Capitolo 2.

…ma prima di partire…


Nel Luglio 1997, mia madre, Agnese, stava ultimando l’organizzazione del nostro viaggio a Londra. Si è presa carico del progetto per due motivi principali: il primo è che, siccome viaggia spesso per lavoro e per piacere, si intende di voli, aeroporti e scali; inoltre conosce personalmente le ragazze dell’agenzia viaggi con le quali prenota tutti i biglietti aerei.
Ma il secondo motivo (e più importante) è che organizzando tutto lei, può risparmiare su ogni cosa… E infatti è proprio per questo motivo che in seguito è successo anche…ma andiamo con ordine.
Dicevo che proprio mentre definiva gli ultimi dettagli con l’agenzia viaggi, il 24 Luglio comincia a sentirsi poco bene, e nel giro di un solo pomeriggio è bloccata al letto con dei dolori fortissimi alla gamba sinistra.
Sono dolori talmente forti che le tolgono addirittura l’appetito e la parola. E credetemi, in questa impresa aveva fallito chiunque e qualunque cosa…senza offesa mamy!
Comunque, sia io che mio padre veniamo all’istante assorbiti sia fisicamente che mentalmente da questo suo dolore inspiegabile.
La portiamo da dottori ed esperti, dentro e fuori da cliniche ed ospedali, e nessuno riesce a capire di cosa si tratti anche dopo esami approfonditi. Le danno dei calmanti e antidolorifici e ci mandano a casa. Ad ogni cambio di medico vengono aumentate le dosi dei farmaci, ma il dolore resta insopportabile. Non solo non passa, ma non si attenua con nessun antidolorifico, indipendentemente dalla dose. E vederla così mi fa stare talmente male che anche io perdo l’appetito (e nemmeno questo è facile!).
La sera prima di partire la portiamo al Rizzoli a Bologna, dove le fanno i raggi. Dopo quasi un’ora, fanno entrare solamente me e mio papà in una stanza per discutere il referto. Ci sono tre grandi dottori davanti a noi, tutti con decenni di esperienza, e sul loro viso si nota solo perplessità. Dopo i primi attimi di grande paura per l’eventuale tragica risposta, veniamo informati, in conclusione, che nemmeno questi grandi luminari riescono a capire quale sia la causa del male.
Quando usciamo e raggiungiamo mia mamma le leggo negli occhi il terrore della consapevolezza che le stiamo nascondendo qualcosa. Lei continua a chiedere se abbiamo risposte che non vogliamo comunicarle, e noi continuiamo a darle assicurazioni sul fatto che non sappiamo niente di più di quanto non sappia anche lei.
Preoccupatissimi torniamo a casa.
Purtroppo in queste situazioni le pensi tutte e i timori che sia qualcosa di molto grave o addirittura incurabile, si impossessano della mente in un modo travolgente, ed io, essendo molto emotiva, non sono da meno.
Di solito sono un’ottimista, ma vederla in quello stato, e, soprattutto, vivere nell’incertezza e nell’impotenza di aiutarla, mi proietta in uno stato di confusione, preoccupazione e tristezza.
Figuratevi che voglia ho di partire per Londra…
Ma non è finita, perché prima di partire ne succede un’altra…
La stessa sera della visita al Rizzoli, verso le 21.30, mi vedo con il mio moroso di allora per salutarci e per chiarire una certa questione.
Infatti qualche giorno prima ci eravamo visti nel tardo pomeriggio. Io gli avevo chiesto se uscivamo a cena dato che dopo poco io partivo per 3 settimane. Ma lui aveva risposto che era molto stanco e che sarebbe andato a letto presto.
Io avevo già la testa completamente occupata dal pensiero di mia mamma a letto sofferente, quindi sono andata a casa senza insospettirmi.
Il giorno dopo vedo una mia amica che mi dice un po’ alterata:
“Hei si saluta sai?! Ieri sera alla fiera a Nonantola ti ho chiamata ma non ti sei neanche girata!”.
“Ma guarda che ti sbagli. Ieri sera sono stata in casa e sono andata a letto presto” rispondo io stupita.
“Ma Dio! Ti ho vista in motorino con F. che andavi via dalla fiera! Sono sicura perché siete passati a mezzo metro da me e lui mi ha guardata. Ti ho tanto chiamata ma sei rimasta girata dall’altra parte” insiste lei.
E nel frattempo si disegna sul suo viso un’espressione tipo: “Oh…mio…Dio…, cos’ho detto??!!”
A quel punto anche la più idiota avrebbe capito che quella caricata sul motorino, se non ero io…CHI ERA???
Ma io ho voluto pensare positivo: “Ci sarà sicuramente una spiegazione” cerco di convincermi.
Quindi, quella famosa sera prima di partire, con il sorriso sulle labbra, vado verso di lui.
Dopo le prime chiacchiere, nel modo più innocente possibile, gli chiedo: “Ma cos’hai poi fatto l’altra sera?”
“Sono andato a letto come ti avevo detto, perché?” mi risponde lui un po’ in allerta.
“No, così…sai mi ha detto R. che ti ha visto alla fiera a Nonantola…” proseguo.
Il suo sguardo cambia. Non c’è più solo un principio di allerta. I suoi occhi si accendono e si dilatano inequivocabilmente.
Da quello sguardo, e dal suo silenzio, finalmente, capisco che effettivamente qualcosa di losco l’aveva fatto.
“Ma sei sicuro di essere andato a letto? Perché mi risulta che a una certa ora ti sei allontanato con una bionda sul motorino, che hanno scambiato per me, ma che, come sappiamo bene, non ero io!” insisto.
A quel punto, lui si sente con le spalle al muro e, anche se il suo motto è “NEGARE SEMPRE”, mi fa una grande rivelazione…di quelle che ti cambiano per sempre il modo di vedere le cose, di quelle scoperte che  ti portano alla ironica conclusione: “Ma come ho fatto a non pensarci IO??”.
(un po’ di suspense e a presto il seguito! 🙂 )
Se volete, lasciate i vostri commenti!! :)))

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 3

 Pubblicazione in data 22/04/13
Capitolo 1.

 Partenza!


“Excuse me? Can I have some water?”[1] domando cortesemente alla hostess.
“NO! This is a no service flight!!” mi risponde lei scandalizzata, come se le avessi chiesto di organizzare un festino sado-maso a bordo.
Accidenti, capisco che sia un volo in cui non c’è servizio di cibi e bevande, ma un bicchiere d’acqua…pensavo che si potesse avere.
E invece no! Direi che il messaggio sia stato molto chiaro.
Nei voli low cost, la tariffa è molto bassa, ma effettivamente anche il servizio ne risente parecchio…
Mi volto lentamente verso la mia compagna di viaggio, Elena (come me) seduta vicino al finestrino, che mi guarda con sorrisetto ironico come a voler dire: “Beh ti ha dato una bella segata!”
Poi mi viene in mente che prima di partire da casa avevo infilato una bottiglietta d’acqua nello zaino, la solita previdente e risparmiatrice, proprio come mia mamma.
Per fortuna erano ancora gli anni in cui si poteva portare un misero mezzo litro di acqua in aereo senza per forza pensare che potevi essere un terrorista in grado di far saltare in aria l’aereo, o dirottarlo.
Mentre sorseggio un goccio d’acqua e guardo quella simpatica hostess che passeggia per il corridoio mi chiedo: “Ma cosa avrà poi da fare, dato che non deve servirci niente…?”.
Lei mi guarda con aria di sfida…non sarà mica telepatica..? Forse si leggeva scritto sulla mia faccia da come la guardavo?
Beh è poi lo stesso! Tanto per le volte che la dovrò vedere!
E intanto penso: ah, cominciamo bene questo viaggio…
Ma, a dir la verità per me era già cominciato male ancora prima di partire…



[1] Mi scusi? Posso avere un po’ d’acqua?

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 2

(pubblicazione del 20/04/13)
E’ il racconto di una vacanza a Londra e in Scozia, nata con la scusa di preparare l’esame di inglese per l’Università. In realtà il vero motivo è stato fin dall’inizio il desiderio di passare una vacanza estiva diversa, da sole e soprattutto a Londra!
Siamo partite il 30 Luglio 1997 e siamo tornate il 20 Agosto. E’ passato molto tempo, ma il ricordo di tutto quello che è successo è ben impresso nella mia memoria, e anche in quella di Elena!
Da quando siamo rientrate, abbiamo rallegrato diverse serate tra amici con le nostre avventure londinesi, ancora oggi ci chiedono di raccontare nuovamente qualche episodio perché il divertimento è assicurato. Riusciamo a risolvere anche la più cupa delle serate.
Una sera un’amica ci ha detto: “Dovreste proprio scrivere un libro perché tutti possano divertirsi così!”. Allora non ci ho pensato più di tanto, ma dopo qualche anno, invece, mi è tornato in mente.
Questo inverno, ero in montagna con la mia famiglia e stavo parlando con mio marito a proposito dei nostri desideri e dei nostri sogni. Lui mi ha chiesto: “Ma tu cosa vorresti fare? Cioè cosa ti piacerebbe fare davvero?”.
Io ci ho pensato un po’ e ho risposto: “Io vorrei fare qualcosa di creativo…non so…dipingere, scolpire oppure scrivere un libro!”.
Ho letto una volta un’intervista ad uno scrittore (non ricordo il nome…o forse era una puntata di Jessica Fletcher..?) e diceva che chi decide di scrivere un libro, dovrebbe cominciare con qualcosa che conosce davvero molto bene, perché così sarebbe più facile.
Allora l’ho detto a mio marito e lui mi ha chiesto cosa conoscevo così bene da scrivere addirittura un libro.
Ah, davvero non mi veniva in mente niente…potevo scrivere a proposito dei figli? Sono mamma da soli 3 anni e mezzo e non mi sento una grande esperta.
Sul lavoro? Sulla scuola? Tutti argomenti che non mi facevano scattare nessuna scintilla.
Poi mi si è accesa la classica lampadina e sono corsa da mio marito: “Scriverò un libro sulla vacanza a Londra con Elena! Questo sì che è un argomento che conosco bene e che mi fornisce abbastanza materiale per il  libro! Inoltre sarà anche molto divertente sia scriverlo che rileggerlo!”.

E così ho deciso.

Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 1

18 Aprile 2013
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Londra – Il Grottesco è di casa…
Non c’è titolo che descriva la nostra esperienza a Londra…
Il primo titolo del libro era:
    UN PARTICOLARE VIAGGIO A LONDRA
TE LO DICEVO CHE PRIMA O POI NE AVREMMO RISO
Tuttavia, l’unico modo per capire nel profondo questo viaggio, è leggere la serie di avventure grottesche che ci sono capitate…
A seconda dei consensi, commenti, apprezzamenti, critiche che vorrete lasciare, pubblicherò alcune righe al giorno o alla settimana.
Nel caso la storia dovesse appassionarvi molto, cercherò di tenerla il più aggiornata possibile lasciandovi comunque la suspense necessaria per continuare la lettura 🙂
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PROLOGO:
Questo libro non solo è tratto da una storia vera, ma è tutto vero dalla prima all’ultima parola!
Lo so, sembra incredibile che sia successo tutto in sole 3 settimane e soprattutto a due sole persone…ma è davvero così.
E’ stato decisamente un viaggio particolare, a volte comico e a volte drammatico, e proprio per questo, indimenticabile.
Per rendere le cose più facili ai lettori avrei dovuto cambiare i nomi delle protagoniste (cioè la mia amica Elena e io – Elena), ma mi faceva sentire come se fosse successo a qualcun altro. E invece è proprio successo a noi!