Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 10

Arrivate alla reception ci annunciamo e confermiamo alla ragazza che abbiamo una prenotazione a mio nome per due notti.
La ragazza controlla il registro, poi ci guarda negli occhi: lei leggermente perplessa, noi apatiche.  Di nuovo abbassa lo sguardo e  verifica le informazioni sul registro. Infine punta su di noi i suoi occhi dispiaciuti. Dispiacere che leggiamo anche nell’espressione della sua bocca un po’ arricciata e con gli angoli abbassati.
Oddio… non voglio crederci! No, non dirmi che non siamo sulla sua lista! Non dirmi che ho fatto tutta questa strada per niente e che adesso mi tocca scendere di nuovo questa scala, questa collina e la scala del metrò per cercare un altro ostello! Non dirmi che ho una vescica grande come il palmo della mia mano per niente! Non dirmi nemmeno che sto sudando acido da ore e non ho nemmeno la possibilità di lavarmi! Non dirmelo e basta!
Non so se è stato per merito del nostro sguardo da prede in gabbia, o se per la sua buona volontà, ma riabbassa lo sguardo senza dire niente.
Quando alza la testa per la seconda volta, ha un lievissimo e quasi impercettibile sorriso sul viso. O è solo la nostra speranza? No, dai, è un sorriso. Deve esserlo!
Voglio crederci! Mi sento già meglio.
Ci comunica che probabilmente per un errore di trascrizione, i nostri nomi sono prenotati per due notti, ma solo a partire dal giorno dopo. Continua dicendo che se ci possiamo adattare, potrebbe trovare due letti disponibili per stasera in un’altra camera. L’indomani ci saremmo dovute trasferire nell’altra stanza.
Ancora prima di consultarci, con un semplice sguardo avevamo entrambe deciso che questa soluzione andava benissimo. Certo un po’ scomodo passare le prime tre notti dovendoci trasferire ogni mattina. Ma sempre meglio che cercare un altro Ostello con la valigia alla mano!
Ci sistemiamo in camera (dopo l’ennesima rampa di scale ovviamente), e cerchiamo il numero del nostro letto e dell’armadietto per infilarci la valigia. Per me è la prima volta in un Ostello, ma Elena è un’esperta avendo fatto l’interrail in giro per l’Europa. Infatti al check in ci è stato consegnato il documento con il numero del letto a noi assegnato. Ogni letto ha un suo armadietto con la possibilità di essere chiuso con un lucchetto, che però ti devi portare da casa. E, almeno in questo caso, ci sentiamo molto previdenti: ta-daan! Con un sorriso saccente mostriamo i nostri lucchetti a un invisibile compagno di stanza. Mi rendo subito conto che la camera è, infatti, deserta, quindi mi sento anche discretamente stupida a sventolare il pezzetto di metallo come se fosse un trofeo. Con un certo imbarazzo e uno schiarimento di voce, quindi, chiudo la mano sul freddo metallo, quasi a volerlo nascondere.
Apriamo la valigia e selezioniamo un cambio completo di vestiti e tutto l’occorrente per una doccia.
Chiudiamo il lucchetto per tenere al sicuro le nostre cose e cerchiamo il bagno per rinfrescarci. Fuori dalla nostra camera il viavai di persone è continuo. Sembra che la nostra sia l’unica camera a 6 posti letto occupata da sole due persone. Tutte le altre stanze hanno i letti occupati da vestiti e/o ragazzi e ragazze. Sembrano tutti amici: porte aperte, gente che entra ed esce da ogni camera, tante risate e tante chiacchiere.
Camminando lentamente e con un sorriso ebete stampato in faccia, guardiamo i ragazzi e partecipiamo passivamente ai loro dialoghi scherzosi, come se ci sentissimo parte del gruppo.
“Ma qui sono tutti amici!” Elena mi batte con il gomito sul fianco.
“Sembra di sì!” concordo.
“Ti dico subito che in un Ostello i ragazzi non restano più di qualche giorno perché poi riprendono il viaggio. Quindi, la mia conclusione è che qui ci si conosce e si prende confidenza subito. E se è così per loro, è così anche per noi! Vedrai che entro sera abbiamo già fatto amicizia e ceniamo con loro!” Elena è sicurissima e sottolinea il tutto con un cenno del capo.
Io continuo a guardarmi intorno cercando lo sguardo di qualche ragazzo o ragazza in modo da tentare un primo approccio. Ma, per ora, sembriamo invisibili. Nessuno ci degna della minima attenzione, anzi, molti attraversano il corridoio tagliandoci la strada o quasi scontrandosi con noi, come se non stessimo nemmeno passando.
“Va beh, siamo in condizioni pietose…Facciamo una doccia e dopo saremo presentabili e soprattutto profumate. Speriamo di non esserci giocate la prima impressione!”.



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