Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 4

Pubblicazione del 24/04/13



 Capitolo 2.

…ma prima di partire…


Nel Luglio 1997, mia madre, Agnese, stava ultimando l’organizzazione del nostro viaggio a Londra. Si è presa carico del progetto per due motivi principali: il primo è che, siccome viaggia spesso per lavoro e per piacere, si intende di voli, aeroporti e scali; inoltre conosce personalmente le ragazze dell’agenzia viaggi con le quali prenota tutti i biglietti aerei.
Ma il secondo motivo (e più importante) è che organizzando tutto lei, può risparmiare su ogni cosa… E infatti è proprio per questo motivo che in seguito è successo anche…ma andiamo con ordine.
Dicevo che proprio mentre definiva gli ultimi dettagli con l’agenzia viaggi, il 24 Luglio comincia a sentirsi poco bene, e nel giro di un solo pomeriggio è bloccata al letto con dei dolori fortissimi alla gamba sinistra.
Sono dolori talmente forti che le tolgono addirittura l’appetito e la parola. E credetemi, in questa impresa aveva fallito chiunque e qualunque cosa…senza offesa mamy!
Comunque, sia io che mio padre veniamo all’istante assorbiti sia fisicamente che mentalmente da questo suo dolore inspiegabile.
La portiamo da dottori ed esperti, dentro e fuori da cliniche ed ospedali, e nessuno riesce a capire di cosa si tratti anche dopo esami approfonditi. Le danno dei calmanti e antidolorifici e ci mandano a casa. Ad ogni cambio di medico vengono aumentate le dosi dei farmaci, ma il dolore resta insopportabile. Non solo non passa, ma non si attenua con nessun antidolorifico, indipendentemente dalla dose. E vederla così mi fa stare talmente male che anche io perdo l’appetito (e nemmeno questo è facile!).
La sera prima di partire la portiamo al Rizzoli a Bologna, dove le fanno i raggi. Dopo quasi un’ora, fanno entrare solamente me e mio papà in una stanza per discutere il referto. Ci sono tre grandi dottori davanti a noi, tutti con decenni di esperienza, e sul loro viso si nota solo perplessità. Dopo i primi attimi di grande paura per l’eventuale tragica risposta, veniamo informati, in conclusione, che nemmeno questi grandi luminari riescono a capire quale sia la causa del male.
Quando usciamo e raggiungiamo mia mamma le leggo negli occhi il terrore della consapevolezza che le stiamo nascondendo qualcosa. Lei continua a chiedere se abbiamo risposte che non vogliamo comunicarle, e noi continuiamo a darle assicurazioni sul fatto che non sappiamo niente di più di quanto non sappia anche lei.
Preoccupatissimi torniamo a casa.
Purtroppo in queste situazioni le pensi tutte e i timori che sia qualcosa di molto grave o addirittura incurabile, si impossessano della mente in un modo travolgente, ed io, essendo molto emotiva, non sono da meno.
Di solito sono un’ottimista, ma vederla in quello stato, e, soprattutto, vivere nell’incertezza e nell’impotenza di aiutarla, mi proietta in uno stato di confusione, preoccupazione e tristezza.
Figuratevi che voglia ho di partire per Londra…
Ma non è finita, perché prima di partire ne succede un’altra…
La stessa sera della visita al Rizzoli, verso le 21.30, mi vedo con il mio moroso di allora per salutarci e per chiarire una certa questione.
Infatti qualche giorno prima ci eravamo visti nel tardo pomeriggio. Io gli avevo chiesto se uscivamo a cena dato che dopo poco io partivo per 3 settimane. Ma lui aveva risposto che era molto stanco e che sarebbe andato a letto presto.
Io avevo già la testa completamente occupata dal pensiero di mia mamma a letto sofferente, quindi sono andata a casa senza insospettirmi.
Il giorno dopo vedo una mia amica che mi dice un po’ alterata:
“Hei si saluta sai?! Ieri sera alla fiera a Nonantola ti ho chiamata ma non ti sei neanche girata!”.
“Ma guarda che ti sbagli. Ieri sera sono stata in casa e sono andata a letto presto” rispondo io stupita.
“Ma Dio! Ti ho vista in motorino con F. che andavi via dalla fiera! Sono sicura perché siete passati a mezzo metro da me e lui mi ha guardata. Ti ho tanto chiamata ma sei rimasta girata dall’altra parte” insiste lei.
E nel frattempo si disegna sul suo viso un’espressione tipo: “Oh…mio…Dio…, cos’ho detto??!!”
A quel punto anche la più idiota avrebbe capito che quella caricata sul motorino, se non ero io…CHI ERA???
Ma io ho voluto pensare positivo: “Ci sarà sicuramente una spiegazione” cerco di convincermi.
Quindi, quella famosa sera prima di partire, con il sorriso sulle labbra, vado verso di lui.
Dopo le prime chiacchiere, nel modo più innocente possibile, gli chiedo: “Ma cos’hai poi fatto l’altra sera?”
“Sono andato a letto come ti avevo detto, perché?” mi risponde lui un po’ in allerta.
“No, così…sai mi ha detto R. che ti ha visto alla fiera a Nonantola…” proseguo.
Il suo sguardo cambia. Non c’è più solo un principio di allerta. I suoi occhi si accendono e si dilatano inequivocabilmente.
Da quello sguardo, e dal suo silenzio, finalmente, capisco che effettivamente qualcosa di losco l’aveva fatto.
“Ma sei sicuro di essere andato a letto? Perché mi risulta che a una certa ora ti sei allontanato con una bionda sul motorino, che hanno scambiato per me, ma che, come sappiamo bene, non ero io!” insisto.
A quel punto, lui si sente con le spalle al muro e, anche se il suo motto è “NEGARE SEMPRE”, mi fa una grande rivelazione…di quelle che ti cambiano per sempre il modo di vedere le cose, di quelle scoperte che  ti portano alla ironica conclusione: “Ma come ho fatto a non pensarci IO??”.
(un po’ di suspense e a presto il seguito! 🙂 )
Se volete, lasciate i vostri commenti!! :)))

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