Londra Il Grottesco è di casa – Diario di un viaggio tragicomico – 9

E infatti, arrivate davanti alla scala mobile che sale immobile per decine di metri, leggiamo il cartello “Out of order[1]”.
Accidenti, per non dire altro, questa non ci voleva proprio.
Ci guardiamo negli occhi un po’ demoralizzate e, rassegnate, cominciamo a salire i gradini trasportando la valigia che sembra già diventata più pesante. Tiriamo quella maniglia con tutta la forza che abbiamo e lo sforzo ci colorisce il viso di rosso. Lo zaino pesa sulle spalle e comincio già a sentire i tendini indolenziti.
Lo so che non devo guardare, ma sono sfinita e mi sfugge un’occhiata in alto… Ma quanti gradini sono?!? Arrivano fino in cielo??
Sudate e sfinite finalmente vediamo la luce dell’uscita, e arrivate in cima ci attende un bellissimo e caldo sole estivo accompagnato da una gradevole brezza.
La mia organizzatissima compagna di viaggio sfila dallo zaino il libro degli ostelli e Hotel del Regno Unito, e cerchiamo il nome del nostro sulla cartina allegata.
Ovviamente è il più sperduto! Se costa poco c’è sempre un motivo. E’ il più lontano dalla fermata della metropolitana.
Beh ormai siamo già sudate, quindi ci mettiamo di buona lena a tirare le nostre valigie per le vie di Whitechapel.
Il quartiere è davvero squallido, pieno di vicoli stretti e bui, lungo i quali sono ben visibili soltanto i rifiuti. Il colore che prevale negli edifici è il grigio. Le strade sono sporche e piene di gruppetti di ragazzi che guardano con insistenza le ragazze che passano. Sembra che non abbiano altro da fare. Ci sono pochissimi alberi e nessuna aiuola fiorita. Le mattonelle dei marciapiedi e delle piazzette sono lasciate in condizioni precarie: alcune mancano, alcune dondolano al passaggio e altre sono state tolte e appoggiate disordinatamente forse da qualche vandalo. Guardiamo attentamente dove mettiamo i piedi…ci manca solo una caviglia storta per aver messo il piede in una buca o su una mattonella traballante!
Alcune insegne penzolano su un unico cardine che ancora resiste alla forza di gravità e altre, pur essendo saldamente ancorate al muro, sono talmente datate che il nome del locale si legge a stento dopo un’attenta osservazione..
Oltrepassiamo una specie di mercato all’aperto con alcuni banchi di alimentari e altri di indumenti. Guardando la frutta e la verdura esposta ci chiediamo chi possa azzardarsi a comperarla dato che la freschezza è solo un vago ricordo. Per non parlare delle spezie (riconosco mazzetti di prezzemolo e rosmarino) sdraiate per terra tra mozziconi di sigaretta e acqua piovana stagnante, a causa della mancanza di spazio sul banco.
La sensazione è di decadenza e abbandono. L’odore di rifiuti è persistente e penetra acre nelle narici. Stiamo attente a non toccare nulla e a camminare driblando le pozzanghere di acqua e altri indescrivibili liquindi marcescenti.
Sempre per non farci mancare niente, l’Ostello si trova pure in cima a una collinetta. A dire la verità non è proprio una collinetta. E’ piuttosto un piccolo dislivello…ma comunque in salita! E a questo punto della camminata, con una valigia pesante alla mano e uno zaino che ora sembra insostenibile, anche un piccolo dislivello appare come un’altissima moltagna!
Il sole del primo pomeriggio è limpido come non mai nel cielo di Londra.
“Solo che non ci venga un’insolazione!” dico con un filo di voce a Elena.
“No, dai. L’insolazione no!” ride lei.
“Mi sembra di avere un uomo di 100 kg aggrappato alle spalle!”
“Io non mi sento più le mani….”
Siamo sudate e stanchissime quando arriviamo ai piedi della piccola collina. Manca poco ormai, circa 200 mt, quando mi arriva chiaro e deciso un forte segnale di dolore dalla mano che tira la valigia.
Ma perché non ho pensato di mettere un fazzolettino tra la mano e la maniglia?? Forse avrei evitato questa enorme …vescica!
Mentre mi riposo un minuto e controllo indispettita la mia mano, noto che anche Elena si sta massaggiando le mani. Alza il suo palmo aperto e  capisco che la maledizione della vescica ha colpito anche lei, purtroppo.
Mi guarda con un’aria rassegnata scuotendo la testa mentre a mia volta le mostro la mia grossa e rossa vescica.
“Anche tu?” le chiedo.
“Certo! Non vedo l’ora di arrivare, appoggiare la valigia e fare una doccia! Dopo, Londra, mi sembrerà sicuramente un posto migliore!” mi dice lei con una inflessione di rabbia e fastidio nella voce.
Gli ultimi metri prima di arrivare sono davvero duri. Non ne possiamo più.
Ma appena arriviamo davanti all’Ostello ci attende un’altra brutta sorpresa: la reception è al primo piano e ovviamente non ci sono né scale mobili, né ascensore.
Controlliamo se è possibile lasciare la valigia al piano terra per poi prenderla dopo il check in, ma il via vai di ragazzi ci fa presto cambiare idea. Ci manca solo che ci rubino la valigia il primo giorno!
Non possiamo neppure dividerci e lasciare che una sola di noi faccia check in, perché la receptionist vorrà sicuramente vederci entrambe per confrontare le foto sui documenti e farci firmare i moduli di accettazione.
Quindi, dopo alcune silenziose imprecazioni e profondi respiri, ci facciamo coraggio e saliamo con molta fatica e molto lentamente la rampa di scale per il primo piano.
Ormai non so più come tenere la valigia. Provo a tirarla usando solo i polpastrelli, perché l’incavo di entrambe le mani mi fa un male terribile. Ma la pesantezza della valigia mi fa quasi lasciare la presa.
Con uno scatto di forza improvvisa, subito prima che mi scivoli, afferro di nuovo la maniglia. Il cuore mi batte fortissimo perché ho già visto la scena nella mia mente: la valigia che scivola e si scaraventa su Elena che, inconsapevole, sta salendo le scale dopo di me. Meno male che sono riuscita ad evitare il disastro; cerco di ricompormi senza svelare i miei pensieri. Ma appena l’adrenalina passa, il dolore alla mano mi arriva al cervello con una forza incredibile.
“Cominciamo bene!”. Ma non l’avevo già detto in aereo? Speriamo che la sfortuna concluda qui le sue angherie!
E, di nuovo mi ritrovo a dire: purtroppo era solo l’inizio…


[1]           Fuori servizio.

It is illegal and prosecutable to “save as” this image and text without purchasing them. Pls respect my hard work. E’ illegale e perseguibile per legge, salvare con nome la mia immagine e il mio test senza acquistarli. Per favore rispetta il mio duro lavoro.

Advertisements

Hi! Contact me! Leave a message!

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s